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Realizzazione professionale: il mestiere di diventare sé stessi

(Articolo tratto dalla mia Linkedin Newsletter interamente consultabile qui)


René Magritte, The Son of Man (1964) – Sull'identità: “Chi sto diventando attraverso ciò che faccio?”
René Magritte, The Son of Man (1964) – Sull'identità: “Chi sto diventando attraverso ciò che faccio?”

La realizzazione professionale non è un traguardo, è un mestiere. Un mestiere artigianale, fatto di tentativi, aggiustamenti, direzioni e ritorni. Perché “fare carriera” e “realizzarsi” non sono sinonimi: il primo riguarda la posizione che occupi, il secondo la coerenza tra ciò che fai e chi sei mentre lo fai.


In un'epoca in cui le biografie lavorative cambiano così velocemente, la vera sfida non è arrivare in alto, ma restare integri e non lasciarsi imbruttire dalle circostanze. Essere persone che costruiscono, non solo che performano. Ed è qui che il pensiero lungimirante diventa una bussola: la realizzazione non si misura nel breve, ma nel modo in cui ciò che fai ti restituisce senso.

Non si tratta di trovare “il lavoro giusto”, ma di imparare a lavorare bene su di sé, dentro ogni ruolo che la vita ti offre. Potete immaginare quanto spesso, nei miei percorsi di career coaching, mi capita di parlare di cambiamento professionale con le persone che seguo. Di seguito riporto alcuni concetti che ho appreso da queste conversazioni, concetti legati ad una realizzazione professionale più solida, radicata e lungimirante della mera progressione nelle gerarchie.


1. Il mito della vetta

Per molti anni ci è stato insegnato che la realizzazione è una cima da raggiungere: una posizione, un titolo, un riconoscimento. Ma la montagna del successo, una volta scalata, spesso lascia un senso di vuoto. Non perché il traguardo sia sbagliato, ma perché era solo parziale.

La realizzazione professionale non è un punto, è una linea. È un processo continuo di costruzione e ridefinizione. Lo dimostrano decenni di ricerche sul benessere lavorativo: la soddisfazione non deriva dal ruolo ricoperto, ma dal sentirsi in crescita dentro di esso, e quindi anche da elementi come l'apprendimento, l'appartenenza ad un gruppo, la percezione di un'impatto di dimensione man mano crescente.

Chi pensa lungo non si identifica con la cima, ma con la salita. La vera misura del progresso non è la distanza percorsa, ma la direzione mantenuta.


2. Dalla carriera alla vocazione

C’è una differenza sostanziale tra “fare carriera” e “seguire una vocazione”. La carriera guarda fuori: titoli, ruoli, status. La vocazione guarda dentro: senso, contributo, coerenza. Le due cose non si escludono, ma la seconda dà radici alla prima.

Un’indagine di Harvard Business Review (2023) mostra che il 70% dei professionisti di alto livello che dichiarano “alta realizzazione” non attribuiscono la loro soddisfazione al successo visibile, ma al sentirsi utili a qualcosa di più grande di sé.

La realizzazione autentica nasce da questa sintesi: trovare un modo per far convivere competenza e significato. È il momento in cui ciò che sai fare incontra ciò che ami fare e ciò di cui il mondo ha bisogno.

Non è sempre un luogo stabile. È un equilibrio dinamico, che si aggiorna con te.


3. Identità in costruzione

Una delle illusioni più diffuse è credere che la realizzazione sia un’identità stabile: “Chi sono professionalmente?”. In realtà, la domanda più utile è un’altra: “Chi sto diventando attraverso ciò che faccio?”.

Le carriere lineari sono ormai l’eccezione. Oggi si cresce per transizioni, esperimenti, connessioni. Il valore professionale non deriva più dall’aver fatto sempre la stessa cosa, ma dall’aver imparato a rigenerarsi dentro i cambiamenti.

Questo non significa essere volubili, ma diventare competenti nel cambiamento. Saper conservare il proprio nucleo (valori, curiosità, stile personale) mentre tutto il resto evolve. E, ci sono passato anche io, anni in certe culture organizzative possono mettere a dura prova questo nucleo!

Nel pensiero lungo, la realizzazione non è una conquista da difendere, ma una forma di movimento: il risultato di una coerenza che sa rinnovarsi.


4. L’energia delle sfide

Ogni percorso di crescita passa attraverso momenti di frustrazione, dubbio e stanchezza. Ma è proprio lì che si misura la qualità della motivazione. Chi si realizza davvero non è chi non incontra ostacoli, ma chi trasforma gli ostacoli in materiale di apprendimento.

Le persone che restano vive nel lavoro hanno una caratteristica in comune: non smettono di imparare, neanche quando le cose vanno male. Vedono il problema come un allenamento di prospettiva, non come una punizione. Proprio in questo periodo, almeno due dei coachee che sto seguendo non stanno riuscendo ad uscire da un'impasse professionale, ma li osservo mentre continuano a cercare alternative e rivedo in loro altri coachee che, in passato, hanno ripercorso le stesse difficoltà fino al loro punto di svolta. La tenacia, in altre parole, viene ripagata sempre, nella mia esperienza.

Angela Duckworth lo definisce “grit”: passione e perseveranza per obiettivi di lungo termine. Il “grit” non è testardaggine, ma lungimiranza incarnata. È la capacità di continuare a investire energia anche quando non si vedono risultati immediati. Perché la realizzazione, come il successo autentico, è retroattiva: la riconosci solo guardandoti indietro.


5. Il tempo della coerenza

La realizzazione professionale non coincide con l’accumulo, ma con l’allineamento. Non dipende da quanto hai ottenuto, ma da quanto ciò che ottieni è coerente con ciò che sei diventato per ottenerlo.

La fretta, oggi, è il più grande sabotatore del talento. Si confonde il ritmo con la direzione, la visibilità con il valore, la quantità di lavoro con il suo significato. Ma chi pensa lungo sa che il tempo non è un nemico: è la dimensione in cui la coerenza prende forma.

La realizzazione non è un obiettivo da inseguire, ma una traiettoria da coltivare. E il suo segreto non è fare di più, ma fare meglio nel tempo giusto.

Come scriveva Seneca: “Non è poco il tempo che abbiamo, ma molto quello che sprechiamo.” Il pensiero lungo ci invita a usarlo per ciò che costruisce continuità, non solo per ciò che produce risultati.


Insight–Action (in 30 minuti al mese) - esercizio individuale

“Il bilancio del senso”

Alla fine di ogni mese, ritagliati mezz’ora e rispondi a queste tre domande: 1️⃣ Cosa mi ha dato energia, e cosa me l’ha tolta? 2️⃣ In cosa mi sono sentito utile, non solo produttivo? 3️⃣ In che direzione mi sto muovendo, e perché?

Scrivile su un foglio, senza filtri. Rileggile dopo tre mesi: vedrai emergere schemi, trend, desideri, incoerenze e nuove priorità.

Questo esercizio non serve a giudicare, ma a riconnettere la tua traiettoria professionale al tuo senso di identità. La realizzazione non si misura nel numero di traguardi, ma nel grado di allineamento tra chi lavori e chi vivi.


Pratica di Team

“Il progetto che ci rappresenta”

In un meeting di team, chiedi a ciascun membro: “Qual è il progetto o la decisione che, in questo momento, sento più ‘mia’ e perché?”

Annotate le risposte su una lavagna, poi individuate insieme i punti comuni: valori condivisi, obiettivi, motivazioni. Quello spazio diventa la “carta d’identità del team”: non un manifesto esterno, ma un autoritratto collettivo di ciò che vi fa sentire realizzati nel lavoro.

Rifarlo ogni sei mesi permette di aggiornare la direzione e mantenere vivo il senso del perché. Perché i team che si realizzano non lavorano solo per obiettivi, ma per identità condivisa.


Conclusione

La realizzazione professionale è il mestiere di diventare sé stessi nel tempo. Non un risultato da raggiungere, ma una pratica di consapevolezza continua: tra ambizione e autenticità, tra performance e presenza.

Realizzarsi davvero significa trovare un ritmo in cui il lavoro non consuma la vita, ma la esprime. E allora il successo smette di essere qualcosa che si ottiene e diventa qualcosa che accade dentro di noi, mentre costruiamo valore per gli altri.

 

Se questo numero ti è utile, inoltralo a chi sta a cuore. Cresciamo insieme come "scuola di pensiero", perché il mondo ha oggi più che mai bisogno di un approccio più lungimirante. E, se vuoi unirti alla community di The Long Mindset, compila qui: http://bit.ly/47raXlV

Inoltre, se vuoi approfondire, è uscito il libro di The Long Mindset, che trovi qui.


Fonti e letture utili

  • Duckworth, A. – Grit (2016)

  • Seligman, M. – Authentic Happiness (2002)

  • Harvard Business Review – The Real Meaning of Success (2023)

  • Grant, A. – Think Again (2021)

  • Seneca – De Brevitate Vitae

 
 
 

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